Due italiani uccisi negli USA perché immigrati e attivisti politici

Nicola e Bartolomeo sono state vittime dell’odio contro gli immigrati che li rendeva “colpevoli” già in partenza, sotto il peso schiacciante del pregiudizio verso le idee politiche anarchiche e pacifiste.
Non scappavano dalla guerra né da carestia o pestilenze. Erano emigrati in America per diverse ragioni, entrambi in cerca di un riscatto sociale e per migliorare le proprie condizioni di vita, per sé e per le proprie famiglie qui in Italia.

Nicola arriva a Boston a soli 18 anni. Trova un impiego fisso presso una fabbrica di calzature a Milford, nello stato del Massachusetts (confinante con quello di New York), lavorando sei giorni la settimana, dieci ore al giorno. Nonostante ciò ha sempre trovato tempo per portare avanti anche il suo impegno politico e sociale. Partecipava alle manifestazioni operaie con cui i lavoratori chiedevano salari più alti e migliori condizioni. In tali occasioni teneva spesso anche dei discorsi.
E’ proprio l’attivismo a fare incrociare le strade dei due italiani, che si conoscono quando entrambi entrano a far parte di un gruppo anarchico italo-americano.
Qui Nicola diventa amico di Bartolomeo, giovane piemontese arrivato a New York a 21 anni, che aveva cambiato molti lavori, accettando tutto ciò che gli capitasse: nelle trattorie, in una cava, in un’acciaieria e in una fabbrica di cordami, dalla quale viene licenziato per il suo attivismo.

Negli Stati Uniti, con l’avvento della grande crisi economica, il clima è peggiorato nel corso del tempo. La società si è inasprita alla continua ricerca di un colpevole, un nemico di massa a cui dare la colpa di quanto stesse accadendo, in realtà, per ben altre cause.
Un clima alimentato da una classe politica spregiudicata la quale, cavalcando gli umori negativi della popolazione, ha scaricato le proprie responsabilità, cercando solo di accrescere il proprio potere e il tornaconto personale. Un terreno fertile per il ministro della giustizia Alexander Mitchell PALMER, che ha avviato una macchina del fango senza precedenti contro stranieri, sindacati e associazioni socialiste, comuniste e anarchiche, spesso formate da immigrati di varia nazionalità (italiani, greci, polacchi, irlandesi, ebrei, finlandesi), giocando anche sul razzismo ormai diffuso tra le classi operaie e tra i ceti più poveri colpiti dalla crisi.

E’ in questo clima di intolleranza e xenofobia che inizia il processo contro Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Il 9 maggio 1920 i due italiani vengono arrestati e accusati di una rapina avvenuta nel calzaturificio “Slater and Morrill” a South Braintree, un sobborgo di Boston, durante la quale vengono uccisi a colpi di pistola il cassiere della ditta, Frederick Albert Parmenter, e una guardia giurata, Alessandro Berardelli.

Sacco e Vanzetti subiscono un processo pieno di pregiudizi, alla stregua di due agnelli sacrificali, utili per testare la linea di condotta contro “i nuovi nemici” del governo e del popolo americano. Erano infatti immigrati italiani, con una comprensione imperfetta della lingua inglese; erano inoltre note le loro idee politiche radicali. Il giudice Webster Thayer li definisce senza mezze parole “due bastardi anarchici”.
Un anno dopo, nel 1921, vengono condannati a morte sulla sedia elettrica, ma nel 1925 un pregiudicato, Celestino Madeiros, si costituisce e confessa di aver partecipato alla rapina assieme ad altri complici, scagionando completamente i due italiani. Neanche una simile svolta servì a salvare Sacco e Vanzetti. La questione arrivò alle cronache di tutto il mondo, in cui si moltiplicarono appelli e manifestazioni di solidarietà, l’opinione pubblica mondiale chiedeva a gran voce l’assoluzione di Sacco e Vanzetti. Appelli furono firmati anche da personalità come Albert Einstein, Dorothy Parker, il premio Nobel francese Anatole France, e ancora George Bernard Shaw, Bertrand Russell, Edna St. Vincent Millay, John Dewey, John Dos Passos, Upton Sinclair, H. G. Wells e Arturo Giovannitti.

Ferdinando Nicola Sacco è nato a Torremaggiore in Puglia (Italia), il 22 aprile del 1891, ed è morto a soli 36 anni la notte del 23 agosto 1927, giustiziato sulla sedia elettrica nel penitenziario di Charlestown, in Massachusetts (USA), insieme al 39enne Bartolomeo Vanzetti. Anch’esso italiano, nato a Villafalletto, in Piemonte, l’11 giugno 1888.
Il 23 agosto 1977, il governatore del Massachusetts – Michael Dukakis – con un pubblico proclama assolve i due anarchici italiani dal crimine a loro attribuito, esattamente 50 anni dopo la loro esecuzione sulla sedia elettrica.

Marco Giordano

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FONTI:

Documentario Rai Storia
https://www.raiplayradio.it/playlist/2019/04/Sacco-e-Vanzetti-cd83ed51-59b8-45ce-b148-de9c22d4a79b.html

Enciclopedia Treccani
http://www.treccani.it/enciclopedia/sacco-nicola-e-vanzetti-bartolomeo_%28Dizionario-di-Storia%29/

Libro
“Sacco & Vanzetti. Un delitto di stato” – 31 dic 2017 – di Ronald Creagh
Lo storico Ronald Creagh nell’affrontare la tragica vicenda dei due anarchici ricostruisce, per la prima volta, grazie a fonti inedite, il mondo nel quale vivevano Sacco e Vanzetti prendendo in considerazione gli archivi dell’FBI finalmente disponibili, e i lavori apparsi negli ultimi tempi, tra i quali il testo di Paul Avrich.

Sito internet
http://www.saccoevanzetti.com/storia.htm

Altri LIBRI
– Eugene Lyons, The life and death of Sacco and Vanzetti, Martin Lawrence, London, 1927.
– Luigi Rusticucci, Tragedia e supplizio di Sacco e Vanzetti: Vicende giudiziarie desunte dall’istruttoria, Società Editrice Partenopea, Napoli, 1928.
– Howard Fast, Sacco e Vanzetti, Edizioni di Cultura Sociale, Roma, 1953.
– Luigi Botta, Sacco e Vanzetti: giustiziata la verità, prefazione di Pietro Nenni, Edizioni Gribaudo, Cavallermaggiore, 1978.
– Giovanni Adducci, Sacco e Vanzetti – colpevoli o innocenti?, Serarcangeli, Roma, 2002.
– Bruce Watson, Sacco and Vanzetti: The Men, The Murders, and The Judgment of Mankind, Viking, New York, 2007.
– Fernanda Sacco, I miei ricordi di una tragedia familiare, Torremaggiore, 2008.

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